Mina, il coraggio della libertà
"Mina" è Rida, "Mina"è Teslem, "Mina"è Medya, "Mina" è Lamira, "Mina" è molte altre giovani donne del Sahara Occidentale che con coraggio e determinazione vogliono riprendersi ogni spazio della loro terra e farla rifiorire, facendo sensibilizzazione e sminando.
L’altopiano dell’Hammada è una delle zone più inospitali del deserto del Sahara, situato a sud ovest dell’Algeria, vicino all’oasi di Tindouf. Qui si trovano i campi profughi saharawi, dove la popolazione profuga vive, costretta a fuggire dal Sahara Occidentale a seguito dell’occupazione marocchina del 1975.
Un muro di sabbia di 2700 chilometri costruito dal Marocco a partire dal 1980, si innalza come una ferita nel nulla del deserto che si perde a vista d'occhio, dividendo gli abitanti dei campi profughi in terra algerina dal Sahara Occidentale.
L'area che circonda il cosiddetto "muro della vergogna" è una vera e propria area militare circoscritta da bunker, fossati, filo spinato, sorvegliata da oltre 100mila militari e soprattutto disseminata da milioni di mine. Le mine rendono il territorio inospitale potenzialmente per sempre: con le piogge gli ordigni tendono infatti a spostarsi sotto la sabbia, rendendo l’operazione di bonifica estremamente complicata.
Per bonificare l’area, nel 2013 l’autorità nazionale saharawi ha fondato, con il sostegno delle Nazioni Unite, l’ufficio Saharawi di coordinamento dell’azione contro le mine (Smaco).